III Mistero Gaudioso La nascita di Gesù Bambino nella capanna di Betlem

 

3GAUDIOSOE’ penoso il camminare di Maria e Giuseppe per andare ad iscrivere il proprio nome alla tribù di Giuda, origine della sua discendenza.

Il censimento dava loro tanta sofferenza e le loro particolari condizioni avrebbero potuto scusare Maria e il suo sposo Giuseppe.

Pure essi, così fedeli alle leggi, così docili, intraprendono un cammino di diverse giornate su un asino. Giungono a Betlemme stanchi e Giuseppe, addolorato per la sua sposa che soffre, bussa e ribussa all’albergo, alle case, perché concedano un posto alla sua sposa che sta per partorire.

Maria soffre perché il parto è vicino e soffre maggiormente perché il suo bambino è Gesù, il Figlio di Dio.

Oh, quanto prega la mia Mammina e spasima di dolore, piange perché non può fare nulla per il suo Gesù! Ha lasciato la sua casa a Nazareth che, anche se povera, è preparata per l’evento.

Oh, davvero che i disegni di Dio sono misteriosi! Seduta come è di lato sull’asinello, non può fare a meno di piangere la sua tristezza: nemmeno una casa a quell’Amore di Figlio!

E’ raccolta nel suo dolore e quel pianto fa proprio pena; oh, potessi portarla a casa mia! Sono accanto alla mia Mammina per confortarla, per asciugarle le lacrime. Fa tanto freddo e il volto della mia Mammina è contratto dalla sofferenza.

Le sono vicina, vicina per stringerla a me e scaldarla col mio calore di povera e malata fogliolina. Piango vicino a Lei, ma non voglio disturbarla: non è giusto mentre è raccolta in preghiera e soffre tanto. Che posso fare?

Vado con gli Angeli, insieme a Giuseppe, a picchiare alle porte per trovare un posticino per la Mamma di Gesù. Come bestemmiano questi uomini e come sono villani! Cacciano via Giuseppe tra risate e insulti; s’è fatto tardi, fa tanto freddo e hanno picchiato a tutti gli usci.

Proprio non c’è posto per Gesù.

Un pastore, impietosito di Giuseppe e Maria, indica un ricovero di bestie, camminando ancora più in là. “Lì i pastori ricoverano le bestie e dormono anch’essi, sarà buono anche per voi”, così dice.

Maria è sfinita di forze, Giuseppe è tanto triste per non aver potuto pensare alla sua dolce sposa e al Figlio di Dio.

Camminano nella notte profonda e gelida in preghiera continua e fiduciosa.

Col mio Angiolino e tanti altri Angeli io corro innanzi e… troviamo subito una grotta, la prima. Qui nascerà il mio Gesù. Ecco, puliamo la capanna insieme agli Angeli; anch’io, sebbene debole, porto le pietre per chiudere le fessure e ripararla dal vento e dal freddo come meglio si può.

Anche se il luogo non è bello, sono contenta; ho tanta gioia nel mio cuore.

Ecco arriva Giuseppe e… Maria col suo asinello. Come è pallida la mia Mammina!

A fatica scende e, aiutata da Giuseppe, entra in quella misera grotta, avanza presso la greppia e s’inginocchia. Gli occhi sono rivolti al Cielo, le mani giunte, il volto è pieno di tanta luce… è un sole!

Schiere di Angeli volteggiano nella grotta e un profumo delicatissimo avvolge tutti.

La grotta non c’è più attorno a me, ma solo tanti Angeli che, a schiere, vanno e cantano: “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”. Alleluia!

Anche io canto con loro e cantiamo “Astro del Ciel” e “Tu scendi dalle stelle”. La gioia è immensa e non reggo più quando vedo il piccolo Gesù avvolto nelle fasce. Maria lo prende e lo pone nella mangiatoia. L’asinello è vicino al bambinello e così un bue che si trovava nella stalla.

Anche loro adorano il Creatore e lo scaldano con l’alito caldo. Maria guarda estasiata Gesù e Giuseppe, guarda beato il Figlio di Dio e la sua Mamma. Io non bado più agli Angeli, ai canti, e m’inginocchio dinnanzi a Gesù Bambino.

Non voglio andarmene più, tanto mi piace quel pargoletto. Quando sollevo gli occhi, vedo vicino a me, San Francesco, la Beata Clelia, P. Pio, che mi guardano e sorridono.

Piuccio mi dice: “Ma che vuoi, birichina?”.

Anche la Mamma di Gesù ora sorride e dice: “So io che vuole la nostra Gemina!”. Così dicendo, prende l’Amore del suo cuore e lo pone tra le mie braccia. Io lo accarezzo, lo bacio, lo stringo al cuore, lo vezzeggio, mentre sento il Cielo nel mio cuore.

Tutti intorno ridono e io, offesa, dico loro: “Perché ridete? Lo volete voi?”.

Parla per tutti Piuccio: “Eh, sai com’è… temiamo che non ce la fai a tenerlo e puoi farlo cadere per terra…”.

Ridiamo in coro, poi la Mamma Celeste prende il suo Gesù e lo fa baciare ancora a tutti, uno alla volta.

Io lo bacio ancora… e sono l’ultima.

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