Riflessione del Presidente dell’associazione sul Libro su su Don Lorenzo Pellegrino

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Non ho conosciuto personalmente don Lorenzo Pellegrino.

Confesso, per di più, di non sapere nulla della sua vita e del suo ministero se non, unicamente, per le note ed i riferimenti al riguardo nei diari di Antonietta De Vitis.
Allorché don Arcangelo Ruggeri, attuale parroco di Nociglia,  mi ha chiesto di scrivere un breve ricordo di don Lorenzo per come trapela dai detti scritti, ho ritenuto subito di dover accettare: giacchè unica mia fonte sarebbero stati, come in effetti sono, i diari di Antonietta;  sicché è lei -non io- che attraverso le seguenti brevi trascrizioni (talvolta rese necessariamente per stralci) rende oggi pubblica testimonianza riguardo al suo parroco, suo confessore e -sia pure per un limitato periodo di tempo- anche suo padre spirituale: don Lorenzo Pellegrino.

 

‹‹ 15-9-79 -Ore 14,05- Scrivo per volere del Signore quanto è accaduto nella mia vita spirituale. Da quando sono nel mio letto di dolore e di amore, il mio Parroco don Lorenzo Pellegrino mi ha portato sempre la S. Comunione ed è stato sempre il mio confessore. Quando ho conosciuto il P. Colombano Lucani Cappuccino, per volontà del Signore e col consiglio del confessore, gli ho affidato la mia anima e ne è diventato il mio Padre Spirituale che ho sempre amato ed amo come dono di Dio. Quando sono avvenute delle incomprensioni, sono stata disposta sempre all’obbedienza … Nelle difficoltà sopravvenute e da quando il P. Colombano non mi ha più guidata, non ho agito mai da sola, ma con l’aiuto del mio confessore di sempre, come nella volontà del mio Gesù. Amen ››

Chiaro quindi il ruolo di don Lorenzo nella vita di Antonietta: non solo parroco e confessore ma anche -per volontà superiore- sua guida spirituale; il che, alla luce della straordinaria esistenza di Antonietta -vissuta peraltro tutta nel nascondimento- rende davvero straordinaria anche la parte di don Lorenzo perché espletata con intensità di spirito e fede profonda pur nel rispetto dell’imposto nascondimento.

Non è dunque un caso se la figura di don Lorenzo è -più e più volte- citata nei diari di Antonietta; circostanza assai significativa giacchè, nei detti scritti, non v’è invero spazio per molti altri nomi di persone viventi.

Continua e ripetuta è, intanto, la sincera gratitudine di Antonietta per la quotidiana opera di carità svolta in suo favore da don Lorenzo quale ministro dell’Eucaristia:

‹‹ 14-7-85 Domenica – Notte Il Signore in questo periodo mi sta dicendo di scrivere, perché forse dopo non mi farà scrivere più. Scrivere come inizio la mia giornata, anche se è una giornata sempre aperta. Inizio con la preghiera e con la Comunione a cui faccio precedere una preparazione, consistente in preghiere varie, che si fanno prima della Comunione, atto di Fede, atto di Speranza, di Carità, di Dolore, ecc. Poi faccio la Comunione che viene a portarmela il mio Parroco don Lorenzo, alle 7,30- 7,45 difficilmente alle 8. Segue dopo il ringraziamento che ho sempre fatto per conto mio da bambina e che debbo continuare secondo quanto mi dice il Signore ››.

Solo raramente don Lorenzo manca l’appuntamento quotidiano, non porta l’Eucaristia ad Antonietta e non ne raccoglie la Confessione; e solo, unicamente, perché impossibilitato: ‹‹ 3-2-86 lunedì … Dal giorno 30 Gennaio fino ad oggi il mio Parroco e P. Spirituale don Lorenzo non è venuto a portarmi Gesù perché stava male ed il Signore non me ne ha lasciata priva ed è venuto nell’ora di preghiera ››;

‹‹ 17-10-93. In questi giorni devo dire anche che ero molto rattristata, perché il mio parroco e confessore lo hanno ricoverato ed ero preoccupata per la S. Comunione … proprio preoccupata no … perché il Signore mi diceva che non mi lasciava senza il sostentamento quotidiano per cui mi sta facendo sempre la Comunione ed infatti me l’ha fatta. Don Lorenzo non è venuto, ma in questo mese il Signore mi sta facendo la Comunione. Sento sempre il fuoco dentro di me, sempre, quando mi fanno la Comunione il Signore e don Lorenzo. Ho sempre il fuoco dentro di me e quando mi comunicano cresce››.

‹‹ 19.5.97.- ore 13 … Siccome in questo tempo Don Lorenzo, il mio parroco non viene più per motivi di salute, ecc. e perché non ce la fa, allora ho chiesto al Signore come dovevo fare … anche per la confessione … Il Signore mi ha risposto che devo rimanere al mio posto. Che non devono venire altre persone ad intromettersi nelle mie cose segrete … ››.

La gratitudine di Antonietta si veste, col passar del tempo, anche di dolcezza e tenerezza verso il suo parroco, confessore e guida, frattanto diventato anziano:
‹‹ 24.6.96 … lui (don Lorenzo, ndr) è molto premuroso anche se le sue condizioni sono molto fragili … Ma ce la fa. E’ venuto, mi ha confessato, ma io avevo già fatto la Comunione con il Signore… ››

Dai diari emerge con nitidezza il ruolo singolare ed unico che don Lorenzo ha assunto nella vicenda di Antonietta; ciò certamente grazie alla profonda sua spiritualità che gli ha consentito di scorgere ed accogliere nel cuore segni e confidenze in cui altri non avrebbero creduto ed altri ancora avrebbero persino accuratamente evitato, tenendosene magari alla larga.

Egli è stato dunque pienamente consapevole di quanto Antonietta rappresentasse e vivesse giorno per giorno; da tale lucida consapevolezza don Lorenzo ha fatto poi discendere, quotidianamente, una particolare dedizione ed una caritatevole vicinanza pur nel rispetto dell’obbligo di riservatezza connesso con il voto del nascondimento chiesto dal Signore ad Antonietta.

Non è stata quindi per nulla casuale, né ha avuto nulla di superficiale la piena fiducia, con evidenti tratti di esclusività, riposta da Antonietta nel suo parroco, divenuto poi anche suo confessore e padre spirituale:

‹‹ 1- 7-85 lunedì … il mio Parroco, don Lorenzo non ci sarà in questi sei giorni, perché andrà a fare gli Esercizi Spirituali. Questa mattina mi ha portato la S. Comunione e mi ha proposto che per gli altri giorni poteva venire la Superiora delle suore a portarmela. Era un semplice invito, mi ha detto, perché l’anno scorso non volli accettare. Ho rinunziato ed il Signore mi ha detto che ho fatto molto bene, perché non c’è bisogno che si intrometta un’altra persona nelle mie cose … ››.

Il Signore, per quanto si legge nei diari, ha quindi voluto che – pur nel segreto al quale aveva consegnato la vicenda di Antonietta – don Lorenzo fosse testimone privilegiato e guida eletta di una vita certamente straordinaria. Ruolo e dono che don Lorenzo ha saputo svolgere ed accogliere docilmente senza tuttavia far mai venir meno la necessaria attenzione e prudenza, nell’ottica di servizio alla Chiesa e di fedeltà al Signore, anche nel raccogliere confidenze di notevolissimo spessore mistico:

‹‹ 8-6-87 lunedì … Il Signore mi fa sempre la Comunione prendendola dal cuore; dopo mi sento un fuoco e questo l’ho detto anche al mio Parroco, perché mi succede molte volte. Ho paura che dipenda dal fatto che non sono degna di ricevere il Signore. Ho detto al Parroco che Gesù mi fa così la Comunione … ››.

Non si creda però che il compito affidato a don Lorenzo sia stato facile: come prestar fede ad una povera ed umile creatura, senza cultura, costretta a letto sin da ragazzina? Come credere che il Signore, nostro Signore Gesù Cristo, le si manifestasse e le parlasse quasi quotidianamente? Come accettare l’idea che i fenomeni certamente straordinari osservati su Antonietta provenissero dal Cielo? Ed ancora: come conciliare la consegna di segretezza proveniente dal Signore con i doveri anche informativi verso i propri superiori e verso la Chiesa?

Traspare dagli scritti di Antonietta come don Lorenzo abbia dovuto certamente lottare col dubbio; come si sia dovuto interrogare criticamente più volte nel profondo della sua coscienza; come abbia sicuramente domandato molte volte in preghiera di essere a sua volta guidato nel discernimento, nelle scelte, nei comportamenti. E’ sicuro quindi che per don Lorenzo il rapporto con Antonietta e con le confidenze più intime della stessa -raccolte peraltro in Confessione- non sia stato semplice e scontato: egli avrà evidentemente vissuto momenti di non lieve problematicità.

Si scorge però, sempre dall’esame degli scritti di Antonietta, ciò che ha permesso a don Lorenzo in una vicenda così singolare, di conservare la misura, la saggezza e la fede: la sua semplicità, nel senso più profondo voluto dal Vangelo è stata la sua guida. Semplicità che s’è fatta capacità di aprire cuore e mente, contemporaneamente, ai segni del Cielo.

Ecco dunque perché Antonietta ha affidato proprio a don Lorenzo confidenze mai fatte ad altri, ricevendo risposte sempre nel solco evangelico:

‹‹ 12-3-85- mattina- martedì … don Lorenzo mi diceva che ammirava la mia prudenza, la riservatezza, il mio nascondimento, la mia semplicità. Gli ho parlato apertamente che il Signore mi ha detto che non devo esporre delle cose che Egli non vuole. Poi ho detto che a lui, confessore sono disposta in qualsiasi momento a fare vedere i miei segni, che non sono miei, perché di mio non è niente, per ordine del Signore … in quanto a vedere i miei segni, (don Lorenzo, ndr) ha risposto con le parole del Signore: “Beati quelli che non vedono e credono.”››.

Quanto agli obblighi verso i propri superiori, dall’esame dei medesimi diari, risulta che don Lorenzo abbia tentato, con garbo e misura, evitando dunque accuratamente ogni clamore e sensazionalismo, di far conoscere all’Arcivescovo di Otranto dell’epoca la storia di Antonietta:

‹‹ 4-3-85 Sotto consiglio del P. Spirituale D. Lorenzo Pellegrino – Scrivo questa relazione per il Vescovo di Otranto Monsignor Vincenzo Franco- Eccellenza, richiesta dal mio Parroco e confessore di una presentazione della mia vita, mi sento confusa, ma per obbedienza le scrivo quanto posso. Sono la secondogenita di cinque figlie, che hanno allietato la nostra famiglia. Sono venuta alla luce il 23 agosto 1936 e ho ricevuto il dono del Battesimo il 6 settembre dello stesso anno, la Confermazione il 22 ottobre 1946 dalle mani dell’Arcivescovo di allora, Mons. Cuccorollo, Cappuccino. Sono cresciuta sana e forte con un grande desiderio di fare del bene a tutti anche dando del mio, mettendo in pratica quanto ci era insegnato dal buon Parroco del tempo. A 14 anni, era il 19 Marzo del 1950, (anno Santo)… quando mi sentivo fremere la vita e i miei sogni si allargavano, mi ammalai di un male tale da cui non mi sono più rimessa. I primi tre anni di malattia sono stati penosi, perché vedevo ostacolato il mio sogno di consacrarmi al Signore tra le Clarisse di S. Francesco, amate e desiderate per la loro povertà ed il dono totale di sé al Signore. Dopo quei tre anni mi calmai e, vedendo la impossibilità di consacrarmi al Signore, che oltretutto mi veniva ostacolato dai miei, mi offrii al Signore. Volli donare tutta la mia vita per i sacerdoti, per le anime consacrate, per le vocazioni sacerdotali e religiose, per il Papa e per la Chiesa, per la pace nel mondo. Ora vivo sul suo Cuore, amando e soffrendo come posso, nella mia miseria di povera creatura. Prego per tutti, ma specialmente per chi mi sta vicino, per la mia diocesi ed il mio Vescovo. Mi consideri una povera creatura che prega per tutti e vuole rimanere nascosta nel nome del Signore. Le chiedo umilmente una preghiera e la sua benedizione, mentre le bacio con riverenza la mano. Antonietta De Vitis ››.

Non senza difficoltà, vista anche una certa ritrosia di Antonietta indotta dalla prudenza necessaria per non infrangere il voto di segretezza, don Lorenzo riesce anche ad organizzare una visita personale dell’Arcivescovo a Nociglia proprio per incontrare Antonietta. Nel corso dell’incontro, raccontato nei diari, emergono i tratti evidenti delle difficoltà con cui don Lorenzo s’è dovuto confrontare, specie allorché costretto a subire i rimproveri da parte di S.E. per non avergli sufficientemente relazionato e raccontato al riguardo; rimproveri prontamente attenuati proprio per l’intervento chiarificatrice di Antonietta:

‹‹ 14-10-85 lunedì – Sono venuti il Signore e la Madonna e mi hanno detto che doveva venire il vescovo. Mi ha detto che non devo esprimermi molto, cioè devo rimanere chiusa in me stessa e qualora egli mi chiedesse delle cose devo rispondere come mi avrebbe suggerito Lui, il Signore. Allora quando è entrato mi ha chiesto cosa ho mangiato e ho detto che avevo mangiato dei ceci. E lui: “Come, con la pasta?,” – No- ho detto- i ceci così.” E lui: “Oppure con il riso? Perché noi lo facciamo o con il riso o con la pasta.” “Invece- ho detto- io li ho mangiati soli, così”. Infatti quel giorno i miei avevano mangiato i ceci. Ho risposto poi come pensavo che dovevo rispondere, come mi aveva detto il Signore. Poi mi ha detto: “Come stai? da quanti anni stai così? come sei partita?.” Ho detto che avevo quattordici anni, ecc. poi ancora mi ha chiesto che cosa mangio e ho detto: “Un po’ di tutto, questo e quest’altro, un po’ di minestrina ecc..” Poi ancora se leggo dei libri, riviste, ecc. Ho detto: “Io non leggo niente, perché non vedo per leggere e poi perché non voglio essere influenzata da nessuna lettura, perciò prego e basta, non voglio sapere niente, mi vedo la S. Messa la domenica alla televisione che se è molto lunga e non la posso neanche vedere tutta certe volte, perché mi prende lo stomaco e devo spegnere. mi ha chiesto se mi alzo e se muovo le gambe e ho detto che le muovo, solo che non ho la forza di alzarmi. Poi mi ha chiesto se faccio la volontà del Signore e ho detto che faccio la volontà del Signore per quanto almeno mi sembra di farla. Poi ancora ha detto: “Hai dei doni particolari?” ed ho risposto: “Eccellenza, non vada oltre e se ho dei doni non è opera mia, perché il Signore in qualsiasi momento dà ed in qualsiasi momento toglie, dunque di mio non ho niente.” Mi ha chiesto ancora se ricevo delle visite. Ho detto che non posso riceverle, perché non mi sento e mi stanca … il solito gruppetto che viene. Poi ho detto: “Eccellenza, mi faccia la carità di non pronunziare il mio nome in alcun posto, perché non voglio che il mio nome sia portato sulla bocca di tutti, poi il Signore mi ha messo su questo letto e anche se per un poco di tempo mi è stato difficile e duro, adesso ho accettato per amor suo e vado avanti così, della terra non mi importa niente, dunque non voglio che il mio nome sia conosciuto,”- Non voglio pubblicità.” “Brava, brava- ha detto- l’ammiro per questo.” Intanto se la prendeva con don Lorenzo che non gli aveva parlato molto di me ed io: “Eccellenza, non se la prenda con don Lorenzo, perché il Signore mi aveva detto che non doveva essere divulgato il mio nome, per cui don Lorenzo ha seguito quello che gli ho suggerito io, non perché sono all’altezza di poter suggerire, però quello che dirige è solo il Signore, mica noi, né a fare i santi, né a fare i diavoli, chi opera è Dio.” Lui guardava e dopo mi ha chiesto se avevo studiato ed ho detto: “La mia cattedra e stato il letto, non ho studi, ho fatto la quinta elementare, poi mi sono ammalata e basta … ho fatto la volontà  del Signore.” Dopo ha detto: “Le sono grato per queste sue parole piene di tanta spiritualità.” Poi ha detto che voleva tornare ed io: “Quando vuole, con piacere.” Poi gli ho detto: “Io l’accolgo come un ministro del Signore però non vada oltre, perché più di tanto non posso andare, mi chieda quello che posso e non oltre”››.

Negli scritti di Antonietta i riferimenti a don Lorenzo proseguono poi anche oltre la data della sua morte.

Più volte Antonietta racconta di aver pregato per don Lorenzo anche dopo la sua dipartita ed esprime un suo giudizio finale e definitivo, netto ed inequivocabile:

‹‹ 28.10.99 … so che (don Lorenzo, ndr) mi ha guidata con amore nella sua spiritualità››.

Chi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna di conoscere personalmente Antonietta verificando giorno per giorno la sua totale offerta al Signore sa bene, dunque, quanto valore abbiano tali parole: ella, pur riservando ovviamente il giudizio finale al Padre, ci ha detto -non solo con le parole- che don Lorenzo Pellegrino è stato un uomo giusto; un cristiano vero; un ministro della fede saggio, fedele e caritatevole.
Ogni figlio spirituale di Antonietta, dunque, è anche figlio spirituale di don Lorenzo; gli è pertanto sinceramente grato e, pur nel caso che lo abbia conosciuto solo tramite gli scritti di Antonietta, non mancherà ora di associarlo a lei nelle preghiere e nelle raccomandazioni quotidiane rivolte al buon Dio.

Girolamo Vergine
Presidente della “Associazione Antonietta De Vitis Onlus”

 

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