Nell’agenda di mio padre il mistero di Antonietta

Fatti straordinari, fatti inspiegabili che hanno accompagnato la vita di Antonietta De Vitis, la mistica di Nociglia morta esattamente sei anni fa.nellagenda-di-mio-padre-il-mistero-di-antonietta:E ricordata nella messa a suffragio celebrata ieri sera nel suo paese, per volontà dell’associazione a lei intitolata, nella chiesa parrocchiale di San Nicola. La testimonianza di Mariella Benegiamo, docente presso il liceo classico di Galatina e figlia del medico che ha assistito Antonietta per decenni, non è meno straordinaria. «Mio padre Arturo cominciò a seguire Antonietta nel 1972, perché una volontà superiore così lei poi disse aveva stabilito che sostituisse il medico curante precedente, che l’aveva sempre seguita come “caso anomalo”, e forse fu anche sollevato di cederlo ad un altro. Mio padre era cattolico, ma non praticante, e all’inizio ebbe un atteggiamento scettico nei confronti di Antonietta, come uomo e come medico. Si ricredette subito, e cominciò ad andare a trovare Antonietta, immobilizzata nel suo letto della casa di Nociglia, ogni giorno». Constatando l’impossibile: «Antonietta aveva una pressione sanguigna che andava da 20 a 30: un parametro fisiologico incompatibile con la vita, secondo la scienza. Non mangiava e non andava in bagno». Tutto questo, il dottor Arturo Benegiamo, lo annotava su un’agenda. Altro fenomeno inspiegabile le stimmate, scomparse improvvisamente in due casi, racconta ancora Mariella Benegiamo: «Quando Antonietta fu ricoverata in ospedale e venti giorni prima della morte, evento che lei stessa aveva preannunciato a mio padre. Questo perché il Signore, come sanno i suoi figli spirituali, le aveva imposto di sottrarsi alla curiosità del mondo. E poi le malattie che le venivano e scomparivano con altrettanta rapidità». Racconta ancora la docente: «Un giorno, alla nostra partenza per le ferie, “Antonietta, posso andare?”, chiese mio padre scherzando. Lei, che lo appellava affettuosamente “il Cireneo”, dal nome di colui che aiutò Gesù a portare la croce, disse di sì. Partimmo per Montescudo, dove rimanemmo più tempo del previsto. E dove un giorno mio padre si alzò e vide che sulla sua gamba era comparso un melanoma.

casaDa medico, capì subito la gravità del fatto e chiamò un chirurgo, suo cugino, che gli disse: “Vieni subito, così ti opero”. Tornammo nel Salento, ma la mattina dopo,

sulla gamba, non c’era più nulla. Mio padre lo raccontò ad Antonietta, che gli rispose in tono scherzoso: “Certo, altrimenti tu non saresti tornato”».
E poi le volte che il dottor Bene-
giamo, allertato da misteriosi squilli telefonici, accorreva nella casa di Nociglia per trovare Antonietta fuori dal suo letto, «bruciata o malmenata», racconta ancora Mariella Benegiamo. «Lei diceva che era il suo angelo custode ad avvertire mio padre. E poi quando riviveva la Passione, tutti i venerdì: mio padre, all’insaputa anche delle sorelle, ritirava gli indumenti sporchi di sangue, che trovava piegati e impacchettati non si sa da chi e il pacco emanava un profumo inebriante e mia madre decideva poi quali lavare e quali buttare perché inservibili», conclude Mariella Benegiamo.
A lei fa eco Ugo Lisi, che non ha mai conosciuto direttamente Antonietta De Vitis, ma era comunque da lei seguito spiritualmente: «Non l’avevo mai vista di persona, perché il Signore le aveva chiesto di limitare al massimo i contatti con l’esterno, ma mi dedicava preghiere e attenzione comunque, dando segni tangibili della sua fede e delle sue doti mistiche attraverso miei parenti che le erano molto vicini. Perché quella era la sua
missione: accompagnare con la preghiera i sofferenti, offrendo i suoi tormenti al Signore».
Anche nel caso del senatore Nino Lisi, padre di Ugo, scomparso per un tumore al fegato nel 1999. «Antonietta, che a sua volta si ammalava e sembrava stare per morire ma poi si riprendeva inspiegabilmente, seguì con la preghiera anche il caso di mio padre. Quando lo operarono in Francia, a distanza di migliaia di chilometri, conosceva il momento esatto della sua entrata in sala operatoria, e ci disse che sarebbe andato tutto bene. Quando invece mio padre era giunto alla fine, ci fece capire che era il momento di affidarsi solo alla preghiera, perché il Signore lo avrebbe chiamato a Sé».
Testimonianze straordinarie cui si aggiunge la voce di Mariella Spagnolo, titolare con la sua famiglia della farmacia di Scorrano: «Antonietta era vicina a me e ai miei cari con la preghiera e con l’intercessione: anche la nostra famiglia ha beneficiato di un evento miracoloso di cui però, per ora, preferisco non parlare».

Leda Cesari da “Nuovo Quotidiano di Puglia” del 20 Giugno 2010

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